La scuola che vorrei. Una scuola veneta, italiana ed europea.
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I tempi sono maturi per poter affrontare il tema del rapporto tra Regione e scuola nella sua reale dimensione sociale. Nel Veneto il sistema d'istruzione e di formazione professionale, quello economico e del territorio, sono parte di un'organizzazione non gerarchica ma integrata. E proprio questa forse la ragione della nostra straordinaria capacità economica e coesione sociale.
Troppe volte ci si riferisce alla scuola come a una realtà immutabile, lenta e autoreferenziale, spesso a scapito di quei tanti insegnanti e dirigenti sempre pronti al rapporto con l'impresa, con il territorio, con le novità e gli stimoli del mondo esterno. Alla scuola veneta, ritengo invece debba essere dedicato un vero e proprio progetto di valorizzazione e di promozione.
Questo progetto di valorizzazione passa attraverso un federalismo non solo fiscale. Un federalismo che ci permetterebbe di proporre investimenti riconoscibili e efficaci anche nella scuola, ma soprattutto di competenze. Un vero e proprio federalismo scolastico che ci sarebbe già consentito dalla Costituzione se applicassimo compiutamente l’attuazione delle ulteriori forme di autonomia previste dall’art.116. Nel federalismo scolastico penso ad esempio a una scuola con un calendario flessibile. Un calendario che, rispettando l’obbligo dei 200 giorni, permetta di far iniziare e terminare le scuole più tardi, prevedendo periodi di sospensione delle lezioni durante l’anno per dare possibilità di recupero ai docenti e agli studenti, per coniugare le esigenze del turismo di bassa stagione sia estivo che invernale, e permettere alle famiglie di frequentare le nostre bellezze locali a prezzi più convenienti.
Rallentare la naturale tensione legata allo studio e migliorare il vivere in famiglia sono elementi fondamentali di un percorso che, via via, andrà agevolato facendolo entrare nella mentalità dei genitori che fino ad oggi hanno ostacolato la riorganizzazione del calendario scolastico. Negli anni scorsi è bastato solo accennare a qualche modifica, per vedermi inondata di e-mail di mamme preoccupate. Da donna, le capisco e voglio rassicurarle. Questo tipo di riforma del calendario deve necessariamente essere accompagnato da una maggiore offerta di servizi: potenziamento dei servizi mensa in accordo con le Province per le scuole superiori e potenziamento del tempo scuola per un’offerta ludica e culturale in un luogo protetto.
Penso la scuola che possa prevedere sia per la primaria sia per la secondaria la settimana corta, con sabato e domenica da dedicare al tempo in famiglia e i pomeriggi ad attività scolastiche e non in territorio protetto, permettendo anche l’ammortizzazione dei costi pubblici degli investimenti sulle strutture.
Sono convinta che il futuro della scuola del Veneto passi attraverso la necessità di promuovere un progetto educativo coerente con la nostra tradizione: una storia di etica del lavoro, di forte legame con la famiglia e con il proprio territorio, di sacrificio e di inventiva. Un progetto educativo che sia capace di coinvolgere la famiglia- prima e più importante agenzia educativa- ed il territorio, con le sue realtà economiche e sociali, che sappia quindi ridare dignità al lavoro, che possa accompagnare la crescita, non solo professionale ma anche umana, dei nostri ragazzi.
Abbiamo bisogno che la futura “scuola veneta" esca dalla rigidità e della reticenza tipica di un sistema monolitico e liberi le proprie energie, sapendo che al suo fianco, con un'attenzione particolare, avrà l'Istituzione Regione, più vicina e capace di interpretare le esigenze di cambiamento e di crescita.
Elena Donazzan




